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Le Gare Del Territorio

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Articoli Consigliati

  • / Mar 24, 2015 Le neuroscienza un territorio da esplorare per l'ottimizzazione delle performance

    Si è tenuto il 18 marzo alla Scuola dello Sport il 1° Seminario tecnico del 2015, dedicato al contributo delle neuroscienze per l’allenamento e la prestazione.

    Relatore il Prof. Menotti Calvani, medico e nutrizionista, docente presso la Scuola di Specializzazione in Scienze dell’alimentazione all’Università Tor Vergata di Roma.
    I lavori sono stati aperti dal direttore della Scuola dello Sport, dott.ssa Rossana Ciuffetti, che ha sottolineato il valore e l’importanza della trattazione delle neuroscienze per la formazione dei ruoli tecnici, ricordando che questo è il primo dei Seminari tecnici dedicati agli allenatori, ai preparatori fisici e direttori tecnici nell’anno pre-olimpico in corso.

    Nell’introduzione ai temi del Seminario, il Presidente Antonio Urso, coordinatore dei rapporti e delle attività fra l’IMSS e la SdS, ha presentato un excursus storico sulle neuroscienze evidenziando come gli studi sul cervello facilitino la comprensione delle condizioni per l’ottimizzazione delle performance sportive. 

    La Scuola dello Sport ha proposto  questa giornata di approfondimento sulle più avanzate conoscenze in tema di neuroscienze con l’intento di esplorare nuovi territori e aprire nuove possibilità di intervento a favore dell’atleta. Il valore aggiunto dell’appuntamento è stata l’interazione fra un esperto di fama internazionale e un’aula qualificata, composta da 34 tecnici federali e numerosi esperti del mondo sportivo, che hanno stimolato la discussione sulle possibili applicazioni delle conoscenze maturate in tema di neuroscienze per il mantenimento dell’efficienza e del benessere di chi pratica sport.

    Fra gli argomenti che hanno riscosso interesse, una rassegna sull’importanza del sonno, i ritmi circadiani, gli studi sul cervello dell’atleta, che dimostrano come l’attività sportiva modifichi il cervello, sia in termini di struttura, sia di funzionamento.

    www.scuoladellosport.coni.it

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  • Maurizio Longega / Ago 13, 2014 LA PIT LANE RULE NELLA MARCIA

    PIT LANE RULE

    Il Consiglio Federale del 28 febbraio u.s. ha recepito, con effetto immediato, la normativa IAAF denominata “Pit Lane Rule” per tutte le gare di marcia riservate agli atleti under 16.

    Da questo momento, quindi, tutte le gare di marcia riservate agli atleti delle categorie Ragazzi e Cadetti saranno giudicate, per quanto possibile, con la regola del Pit Lane, con l’obiettivo principale di ridurre (se non eliminare) del tutto le squalifiche.

    I tempi di penalizzazione sono cosi stabiliti: gare fino a 5000m compresi = 60”, gare oltre 5000m e fino a 10.000m = 120” .

    Le disposizioni si riferiscono a gare su pista per le distanze di 5000m o 10.000m (quelle comuni per i giovani atleti) e giudicate secondo la IAAF Rule 230, cioè con

    6 Giudici di Marcia incluso il Giudice Capo.

    Dove le gare dovessero svolgersi su strada, si dovranno usare gli opportuni accorgimenti di modifica con l’obiettivo primario di mantenere le stesse condizioni corrette, ma simili a quelle delle gare su pista (numero e posizione dei giudici, lunghezza del percorso, posizionamento della Pit lane Area e così via).

    Allestimento della Penalty Area

    per le gare su pista

    Dovrebbe essere posta nel rettilineo finale, nelle corsie dalla 5 alla 7, circa all’altezza

    dei 80m dalla linea di partenza/arrivo di fronte al Tabellone delle Proposte di Squalifica.

    • Deve avere una entrata e una uscita dalla parte opposta e la superficie dell’area dovrebbe essere sufficiente a contenere cinque atleti nello stesso momento (circa 10m2).

    • Piccole barriere o coni devono essere usati per la delimitazione della Pit Lane Area.

    • Gli atleti saranno liberi di fermarsi o di continuare a muoversi all’interno dell’area di penalità, tuttavia non ci potranno essere delle panche e non avranno la possibilità di avere accesso a rifornimenti, bevande, spugnaggi o qualsiasi altro genere di assistenza.

    • Per le gare su strada l’allestimento dovrebbe essere simile, ma compatibile con gli spazi esistenti in loco.

    Giudici e Officials addizionali

    • Devono esserci 2 persone per la raccolta delle proposte di squalifica vicino ad ogni

    Giudice di Marcia per assicurare che la consegna delle stesse avvenga al recorder nel

    più breve tempo possibile.

    • 1 Giudice e 1 Assistente controlleranno le operazioni nella Penalty Area (l’entrata e

    l’uscita degli atleti, più il controllo del tempo di penalità).

    • 1 Assistente al Giudice Capo con il compito di aiutare il Giudice Capo a comunicare i tempi di penalità agli atleti sottoposti alla stessa, specialmente negli ultimi giri.

    Giudizio

    • La Regola di Marcia (230) della IAAF dovrà essere utilizzata con le seguenti differenze:

    • Quando un atleta riceve 3 proposte di squalifica, dovrà ricevere una comunicazione da parte del Giudice Capo o del suo Assistente che gli mostreranno una paletta con il tempo di penalizzazione su entrambe le parti, ed egli dovrà fermarsi al primo passaggio possibile nella Pit Lane Area.

    • Trascorso il tempo della penalizzazione, e seguendo le istruzioni del Giudice che

    controlla la Penalty Area, l’atleta potrà rientrare in gara.

    • L’atleta non sarà giudicato nella Penalty Area.

    Se l’atleta riceverà delle ulteriori proposte di squalifica (da parte dei Giudici che non ne abbiano inviato una prima), egli sarà allora squalificato ed il Giudice Capo o il suo Assistente gli notificherà la squalifica non appena possibile.

    Se un atleta riceve 4 o più proposte di squalifica prima di essere fermato nella Penalty Area, l’atleta sarà immediatamente squalificato e il Giudice Capo o il suo Assistente dovranno notificargli la squalifica non appena possibile.

    Se un atleta riceve la terza proposta di squalifica nell’ultima parte della gara e non sarà possibile per il Giudice Capo o per il suo Assistente notificargli che deve fermarsi nella Penalty Area, l’atleta terminerà la gara, ma il tempo di penalizzazione (60 o 120 secondi) sarà aggiunto al suo tempo ufficiale.

    Il Giudice Capo mantiene il suo potere speciale di squalificare immediatamente un atleta negli ultimi 100m di gara, se a suo giudizio l’atleta ha ottenuto un indebito vantaggio.

    Esempio di allestimento per una gara su pista

    PitLaneRule

                           

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  • Maurizio Longega / Gen 29, 2015 La camminata bucolica

    LA CAMMINATA BUCOLICA

    Rinviata la prima prova causa pioggia, mercoledì 28 gennaio, seconda camminata ludico motoria del progetto Itasgari’s, ideato dal prof.re e socio UNVS Giovanni Battista Zumpano, all’Istituto Tecnico Agrario Garibaldi di Roma.

    Il referente del progetto, prof.re Maurizio Longega, presidente UNVS sezione “Ferri – Tudoni – Silla del Sole”, prima della partenza ha spiegato: perché camminare fa bene. E, chiunque, con opportuni accorgimenti tecnici, potrebbe intraprendere l’attività di marciatore: l’azione del camminare ad elevata andatura.

    Camminare è un attività fisica molto completa e alla portata di tutti che fa bene alla salute. Camminare è un movimento semplice e naturale, un movimento  innato nell’uomo, che non ha bisogno di grandi spiegazioni. Farlo su strada, su prati, in montagna, immersi nella natura, a stretto contatto con l’ambiente e lontano dai frastuoni e dal ritmo frenetico della città, aiuta ad amplificarne il beneficio.

    Per cominciare a camminare è bene iniziare gradualmente sia per quanto riguarda il dislivello, dove ve ne sia, che per quanto riguarda lo sviluppo e la lunghezza della camminata, in modo da dare tempo al corpo di adattarsi al tipo di sforzo.

    Durante la camminata tenete sempre sotto controllo la respirazione e adeguate il passo al tipo di terreno che si incontra. Usare, dove necessario un bastone oppure sempre i bastoncini, in montagna, e tenere alta l’attenzione su cosa si sta facendo, perché, soprattutto dove vi siano discese, se si è stanchi è facile appoggiare male i piedi e rischiare slogature alle caviglie e  pericolose perdite di equilibrio.

    Iniziata la camminata (Km. 3), il prof:re Andrea Calicchia, ha mostrato ai partecipanti (giovani studenti e tesserati UNVS/FIDAL) una vasta fattoria didattica e fatto vivere l’amore per la campagna (grano, vite, ulivo) e la passione per il bestiame (buoi e cavalli), anche attraverso laboratori nei quali si crea un gustoso formaggio e del buon vino.

    Il prof.re Calicchia, inoltre, senza entrare nei dettagli da professionisti ha dato informazioni e regole sulla potatura che sono risultate utili a chi ha un giardino anche piccolo con qualche pianta da frutto oppure ornamentale.

    Al termine, indubbiamente, una camminata visita guidata che ha consentito di accrescere la conoscenza e il rispetto per il territorio agricolo che Roma Capitale vanta il più esteso d’Europa, chi a passo sostenuto (11/12 a chilometro) e chi a medio ritmo.

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  • Maurizio Longega / Set 4, 2014 IMPIANTI SPORTIVI UTILIZZATI DURANTE IL 1° CONFLITTO MONDIALE

    ATLETICA E STORIA

     

    IMPIANTI SPORTIVI DI ATLETICA LEGGERA

    utilizzati a Roma durante il primo conflitto mondiale

    1915/18

    CESSATI SPIRITI

    Il motovelodromo Appio, noto anche come "Cessati Spiriti", era un impianto sportivo costruito nel 1910 a Roma nel quartiere Tuscolano e caratterizzato dal fatto che possedesse una pista sopraelevata di 400 metri adatta ad ospitare gare di ciclismo, motociclismo, moto-calcio e atletica.

    Attivo fino alla fine degli anni cinquanta, fu rimpiazzato dal velodromo Olimpico in occasione dei Giochi olimpici del 1960. E, Roma, ad oggi, come promesso, attende un similare impianto similare anche per le gare atletiche al coperto.

    L'impianto sportivo fu costruito presso largo dei Colli Albani nel 1910

    Dal 1912 l'impianto ospitò l'Audace Roma e, dopo qualche anno, i biancorossi tornarono nel 1923, quando il Comune aveva revocato la concessione alla Rondinella - Parioli.

    Nel 1926 furono effettuati dei lavori di rifacimento dell’impianto che venne dotato di una rete metallica che separava il pubblico (la capienza era stimata attorno ai 10 000 posti), dagli atleti.

    Sotto la Tribuna Centrale erano presenti ampi locali messi a disposizione per spogliatoi, docce e vari uffici.

    Dopo la nascita dell'Associazione Sportiva Roma nel 1927, lo stadio fu utilizzato dai giallorossi nelle stagioni agonistiche 1927-28 e 1928-29 ed ospitò quindi le prime partite casalinghe della Lupa, tra le quali quella di esordio contro gli ungheresi dell'Ujpest e la prima di campionato contro il Livorno, datata 25 settembre 1927

    Seguirono anni d'oro per l’impianto utilizzato come velodromo ed anche riguardo a eventi atletici, ciclistici e motociclistici e, negli anni cinquanta, ospitò le partite della FEDIT (poi Tevere Roma) che, guidata da Chinotto Neri, conquistò la promozione al Campionato Nazionale di Calcio di Serie C.

    L’impianto “Cessati Spiriti” in una planimetria del 1929 era collocato tra il vicolo delle Cave, via Tuscolana, via Appia Nuova e l'attuale via dell'Arco di Travertino

    Era raggiungibile dalla stazione Termini, usando la linea tranviaria della Stefer, che partiva da via Giolitti e arrivava al capolinea di via Eurialo, a circa 400 metri dall'ingresso dell'impianto sportivo.

    velodromo

    Velodromo Olimpico di Roma (foto 1960)

    PIAZZA DI SIENA

    Piazza di Siena è una vasta area, non aperta al traffico veicolare, che si trova all’interno di villa Borghese. Deve il suo nome a Siena, luogo originario della famiglia Borghese.

    Essa nacque, infatti, per iniziativa del principe Marcantonio IV (1730-1800), che alla fine del XVIII secolo chiese che all’interno della villa fosse edificato uno spazio che ricordasse piazza del Campo, il luogo dove dal medioevo si tiene il noto Palio di Siena e fosse destinata ad accogliere manifestazioni e feste popolari.

    Passata allo Stato italiano dopo la presa di Roma e divenuto spazio pubblico.

    Nel 1907, 1908 e 1909 ospitò i campionati italiani assoluti di atletica leggera che si svolsero su una pista di 370,30 m di sviluppo.

    Dal 1922 divenne il luogo d’elezione di un concorso equestre, divenuto internazionale nel 1926. Oggi tale manifestazione è nota come Concorso ippico internazionale "Piazza di Siena".

    Il Comitato Provinciale della Fidal di Roma, da qualche anno a questa parte, organizza, in collaborazione con il Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle, la finale dei Campionati Studenteschi di Corsa Campestre e ha in progetto, nel centenario del conflitto mondiale 15/18 e in ricordo della gara del 16 gennaio 1918 ed altre riunioni atletiche, indire ed organizzare: “Il chilometro di Corsa a piazza di Siena” con l’assegnazione del titolo individuale e di società outdoor, nonché stabilire il nuovo record della manifestazione, che resiste dal 1918 e che fu stabilito da Antonio Renda, società Audace, con il tempo di 2’38"1/5.

    piazzasiena

     

    Piazza di Siena (foto 1960)

     

    FLAMINIO o STADIO NAZIONALE

    Stadio Torino

    Ubicazione: via Flaminia, Roma. Inizio lavori: 1910. Inaugurazione: 1911.

    Costruito dall' ingegner Guazzaroni, che poi diresse i lavori di ristrutturazione nel 1928 in occasione di Italia-Ungheria, 4-3.

    Chiusura: 1953. Demolizione: 1957

    Pista di atletica ad anello

    L’impianto, ai piedi della collina Parioli, inglobò, nell’area alberata compresa tra l’attuale curva nord della stadio Flaminio e la calotta del Palazzetto dello Sport, lo stadio della Rondinella, costruito nel 1914 e attivo fino al 1957, dove giocò la Lazio e, a ridosso, c’era il campo Due Pini, dove giocò il Roman, oggi parte dei servizi annessi allo stadio Flaminio e sede del Tennis Club Parioli costruito probabilmente nel 1911.

    Lo Stadio Nazionale fu un impianto sportivo multifunzionale di Roma, adibito principalmente al calcio anche se ospitò eventi di atletica leggera, rugby e, successivamente, pugilato e nuoto.

    Inaugurato nel 1911 su un progetto dell'architetto Marcello Piacentini, fu ristrutturato nel 1927 e ribattezzato Stadio del Partito Nazionale Fascista; nell'immediato dopoguerra riprese il nome originario e, dopo il disastro di Superga, fu informalmente dedicato al Grande Torino con il nome di Stadio Torino, tuttavia mai sancito dal Comune di Roma, proprietario dell'impianto. Nel 1953 fu dismesso e, nel 1957, demolito per costruire, sulla stessa area, il futuro Stadio Flaminio che fu inaugurato due anni più tardi in previsione del suo utilizzo per le Olimpiadi di Roma del 1960.

    Al momento è in abbandono.

    Una ristrutturazione restituirebbe ai cittadini di Roma un impianto sportivo per atletica, rugby, pugilato, nuoto ed altre discipline. L’atletica, inoltre, disporrebbe anche di larghi spazi all’esterno dove organizzare gare di marcia e corsa su strada.

    PARIOLI

     

    Parioli è il secondo quartiere di Roma. Il nome deriva dalla denominazione di "Monti Parioli", data a un gruppo di colline tufacee prima dell'urbanizzazione dell'area, avvenuta agli inizi del Novecento.

    Alcuni affermano che il nome derivi da peraioli, per le coltivazioni di peri che vi si trovavano.

    Il quartiere Parioli è fra i primi quindici sorti a Roma nel 1911 ed ufficialmente istituiti nel 1921. Il quartiere fu completato durante gli anni cinquanta ed era sorto come quartiere della borghesia medio-alta.

    Quello che nel passato era l’impianto sportivo “Parioli” (Campo della Rondinella – Campo Due Pini) è stato inglobato nello Stadio Flaminio e nel vicino Palazzetto dello Sport.

    Nel quartiere, lungo la riva sinistra del Tevere, sono presenti anche gli impianti sportivi della zona dell'Acqua Acetosa con il campo di polo, lo Stadio delle Aquile (ora Stadio Paolo Rosi), il Circolo Canottieri Aniene ed il Centro Sportivo Giulio Onesti.

    Inoltre, fra il parco di Villa Glori e via Flaminia si sviluppa il Villaggio Olimpico.

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  • Michele Giove / Giu 18, 2015 Viola Serego è il nuovo Fiduciario Tecnico Provinciale

    MIC 2712Il Tecnico Allenatore Viola Serego è il nuovo Fiduciario Tecnico Provinciale del C.P. FIDAL Roma

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  • Maurizio Longega / Set 4, 2014 ATLETICA E ARTE

     

    ATLETICA E ARTE

    Uno studioso francese, Maurice Nédoncelle, fuori dal tradizionalismo, ha fatto un raggruppamento delle forme d'arte, par­tendo dalla riflessione che sono i sensi a cogliere il sensibile (aggiungiamo pure l’intelligenza) e che il sensibile è il canale espressivo dell'arte. Così vi sono arti della vista (pittura, scultura, architettura), arti dell'udito (musica, recitazione, e così via), arti tattile - muscolari (sport e danza) e arti di sintesi (cinema e teatro).

    Non preme la classificazio­ne in sé, che volutamente omette gusto e odorato (con sdegno dei gastronomi e dei buongustai), ma colpisce il fatto che si giudica lo sport manifestazione d'arte.

    Anche, se con vivo entusiasmo, si sostengono un concorrente, una squadra oppure una disciplina sportiva, qualsiasi sportivo non ritiene che lo sport sia un'arte.

    Lo sport può essere dunque tran­sitoriamente arte, ma non lo è fina­listicamente. Può, tuttavia, comuni­care l'emozione artistica e può esse­re occasione d'arte.

    L’atletica leggera è sport e risponde a questa emozione e può essere momento d’arte.

    ATLETICA E LETTERATURA

    L’atletica ha stimolato la creatività degli scrittori e dei poeti, soprattutto nel costruire ­l'uomo moderno. Così personaggi saliti alla ribalta agonistica sono assunti a mo­delli e simboli. L’atletica costi­tuisce anche sfondo su cui collocare vi­cende narrativamente valide e memoria creativa.

    Nel mondo an­tico erano tanti i sapienti che si oc­cupavano anche di atletica, per cui l'indifferenza sarebbe stata eccezio­ne. Era più facile l'opposizione schietta, irriducibile, magari settaria come quella di Senofonte, i cui strali si appuntano sulle esagerazioni di chi vince un ciclo di competizioni, oppure eccelle su tutti gli altri, non certo sul ruolo della ginnastica (atletica). E atletica, erroneamente, prendeva il nome di ginnastica, ma l’attività svolta rispecchiava il correre e, o il camminare, il saltare e il lanciare, imprese dell’uomo e dell’atletica.

    Ilcorpus hippocraticum contiene accenni alla ginnasti­ca medica che (benché si possano sollevare dubbi sull'autenticità degli scritti, cioè sulla sicurezza che siano tutti frutti del medico Ippocrate) sono molto convincenti sul fatto che l’atletica anche allora inte­ressava direttamente chi aveva il compito di assicurare la salute. Ba­sta scorrere, inoltre, il platonico Ti­meo o la Repubblica per avvedersi che l'esercizio fisico non è momento occasionale nella vita della polis.

    Su tali posizioni è an­che Senofonte contro Aristotele, se­condo il quale bisognava assicurarsi un corpo sano ed efficiente, quel tanto che basta per acquisire la sa­pienza. E più cauto ancora è Galeno il quale, come Aristotele, ama i gio­chi, l’atletica. Favorevole all’atletica è invece Plutarco e soprattutto Luciano di Samosata il quale è una miniera, nel dialogo tra Solone e Anacarsi, di notizie sull’organizzazione dei giochi ellenici. Il trattato sulla ginnastica di Filo­strato, di cui esiste una limpida tra­duzione italiana, è la riprova dell'al­ta considerazione che l'esercizio fi­sico aveva nel mondo della classicità. Sarebbe anche uno sgarbo alla cultura, ricordare il contributo portato da Omero alla conoscenza dell’agonistica e la concezione pacifista di Esiodo, la sua sensibilità per le suggestioni della natura, ben si accordano con l'utilità di quella battaglia del tem­po di tregua che è lo sport e l’atletica.

    Nel mondo romano le citazioni sono meno rintracciabili, nonostante l'im­menso patrimonio letterario traman­dato. Virgilio, Orazio, Tibullo, Pro­perzio, Stazio e Marziale hanno lasciato poemi, odi, elegie ed epi­grammi in cui lo sport e l’atletica hanno un ruolo, anche se concepiti assai di­versamente dalla visuale ellenica. Di Giovenale è da ricordare quel­l'aforisma, brillantemente abusato da taluni conferenzieri: “mens sana in corpore sano”, come famosa è la frase di Catone il censore, nelCarmen de morìbus, in cui afferma, ad implicito sostegno della pratica fisica: « Quan­do gli uomini si esercitano, li os­serviamo consumarsi. Se però non si esercitano l'inerzia ed il torpore sono più nocivi dell'esercizio ».

    Anche il mondo medioevale, pur nella notte sportiva che lo contraddistingue, dimostra con ricchezza di esemplificazioni, l’interrelazione esisten­te fra letteratura e atletica.

    Il mondo moderno offre con opulento mate­riale la conferma dell’esistenza: “Letteratura e atletica”. In inglese, in tedesco, in fran­cese, in italiano esistono ormai an­tologie di racconti di atletica e sportivi, ap­paiano romanzi, en­ciclopedie e dizionari, taluni rivolti a settori particolari e in continuo aumento, così il legame fra le belle lettere e le vi­cende atletiche appare solido e fruttifero.

    In Italia (Premi CONI, Bancarel­la Sport e così via) nascono iniziative che favoriscono il connubio fra letteratura e atletica, con l'invito agli scrittori e ai poeti di conside­rare le specialità occasioni d'intreccio narrativo e agli atleti mezzo per esternare ciò che provano nel momento agonistico. Sono espe­rienze di vita che non temono l'im­perizia nella resa letteraria, perché sono ricche di significati umani al­trove meno facilmente cogliibili.

    Leopardi dimostra come un essere negato dalla costituzione fisica a certe pratiche potesse porgere ascol­to alle voci che provenivano da un ambito ludico.

    De Amicis si è servito della ginnastica per romanzare una vicenda di fantasia.

    Quindi, sempre più am­pia è la rosa degli scrittori che con­cretamente scrivono di sport e atletica.

    In Ita­lia e all'estero la loro lista si allun­ga annualmente: d'altra parte è un’esigenza per chi scrive d’interpre­tare i fenomeni più tipici del suo tempo e l’atletica non è più una pre­senza marginale nella vita del no­stro secolo.

    Vi sono romanzieri e sag­gisti che non si sono peritati d’im­pegnarsi in prove di contenuto ago­nistico, così come vi sono giornalisti sportivi che hanno tentato la via della narrativa pura o del libro di analisi storica o sociologica. L’atletica e lo sport sono stati l'elemento catalizza­tore, aprendo agli uni squarci d’in­solita introspezione e dando agli al­tri la possibilità di ridire il fatto, anche d'eccezione, con quell'effica­cia espositiva che viene dalla con­suetudine di raccontare con spietata veridicità.

    Giova ricordare Gustavo Pallicca, stella d’argento CONI al merito sportivo, dirigente sportivo, scrittore e giornalista sportivo italiano. I suoi libri trattano la storia dell'atletica leggera, ma si occupa anche di altri sport.

    Dal 1962 è giudice di gara per la FIDAL, specializzandosi poi come starter, raggiungendo la qualifica di starter nazionale nel 1971 e internazionale nel 1976.

    È stato presidente del comitato provinciale FIDAL di Pistoia dal 1964 al 1970.

    Nel 1961 è stato fra i fondatori della società Atletica Pistoia.

    Per il quotidiano La Nazione ha firmato numerosi articoli. Ha anche collaborato con l’incarico di fotografo con la rivista Atletica, il periodico a cura della FIDAL.

    È segretario della Società Italiana di Storia dello Sport.

    Opere:

    Ai vostri posti, pronti.

    Arturo Maffei: un salto... lungo una vita.

    A world history of sprint racing: the stellar events: 100 m., 200 m. and 4x100 m. relay: men and women (1850-2005) coautore Roberto L. Quercetani.

    Le origini: da Atene 1896 a Londra 1908.

    L'affermazione: da Stoccolma 1912 a Los Angeles 1932.

    I figli del vento: la storia dei 100 metri ai Giochi Olimpici, vol. 1 e 2.

    30 anni di Golden Gala, coautore Simone Proietti.

     

    ATLETICA E MUSICA

     

    Il rapporto musica e atletica non è, come per le altre arti, di influenza e di suggestione reciproca. Il rituale di certe manifestazioni sarebbe mon­co e forse addirittura inconcepibile senza il sussidio della musica che caratterizza, con le sue sigle, le varie edizioni, che accom­pagna gli atleti sul podio oppure certi avvenimenti.

    Questo pe­rò non è il rapporto con un'arte, ma è la semplice strumentalizzazione della musica.

    D'al­tra parte è difficile affermare che l’atletica abbia il potere di stimolare negli autori composizioni melodiche particolari così come, invece, può suggerire lo spunto per un quadro o il soggetto di una statua o l'am­bientazione di un romanzo o di un film.

    L’atletica si serve della musica, quindi, più di quanto questa si serva dell’atletica.

    È una situazione antica, che si può far risalire al mondo ellenico.

    Il salto in lungo era sempre accompagna­to da musica e solitamente dal suo­no del flauto. E ciò sia per vecchis­sima tradizione, sia perché (lo dice Filostrato) i Greci ritenevano che il salto fosse uno degli esercizi atle­tici più sfibranti.

    L'ac­compagnamento musicale, quindi, rappresentava un ausilio ritmico pre­zioso in una prova che, specie dopo l'impiego degli halteres (bilancieri), richiedeva una sensibilità ed una coordinazione neuro-motoria pressoché perfetta.

    Musica e atletica, in fondo, hanno in comune: il ritmo.

    A ben riflettere similari caratteristiche sono rintracciabili nella preparazio­ne di un atleta di un certo livello e la preparazione di un musicista. Entrambe richiedono, sul piano del­la tecnica esecutiva e sul piano del­l'allenamento alla fatica psico-fìsica, analoghi sacrifici. Entrambe le atti­vità pretendono una certa disposi­zione fisica generale e poi un parti­colare affinamento gestuale, e rapi­dità, agilità, resistenza. Affrontare un concerto può essere sfibrante, co­me sostenere un incontro agonistico. Un ricercatore norvegese, il dr. Birger Tvedt ha sostenuto che certe qualità, di cui i musicisti abbisogna­no, possono essere ottenute e miglio­rate «seguendo vie simili a quelle degli atleti che mirino al consegui­mento di performances tecniche e di un’aumentata potenza».

    E’ banale, perché scontato, sostenere anche il ruolo assecondante che la musica può esercitare durante certi allenamenti, sia per il suo effetto distensivo, sia per un’effettiva educazione alla sensibilità ritmica.

    ATLETICA E TEATRO

    Il rapporto è temporaneo, è parvenza.

    Eppure attori di spessore affermano che essere interprete, significa praticare uno sport, come la corsa o la ginnastica, che esige un equilibrio muscolare, respi­ratorio, nervoso e confessano che interpretare una parte significa­va perdere un chilo e più per sera.

    Nell'antichità, le attività atletiche e l’arte drammatica vivevano a contatto di gomito. Sofocle portava i suoi artisti allo stadio e la danza era il fattore cementante le due atti­vità.

    Tale tecnica e filosofia nascono dalla necessità di imparare a difendersi. E attività atletiche e teatro appartengono all'arte di sapersi sbrigare nella vita. L'uno e l'altra esigono che gli uomini si riuniscano; quindi, l'uno e l'altra combattono la solitudine, che porta con sé l'angoscia.

    Che gli uomini si raggruppino in un teatro o in uno stadio non è impor­tante. Importante è che non restino più soli, che si pongano davanti ad altri e che accettino tali realtà.

    L’attività atletica e l'arte drammatica abituano a ritrovare i nostri istinti, a liberare i nostri riflessi.

    L'immedesimazione nel ruolo - d'attore o d'atleta - è un'altra caratteristica comune, come comune è il rispetto di una legge economica: ottenere il massimo ri­sultato col minimo dispendio ener­getico.

    Per terminare sia l’atletica, sia l'arte drammatica utilizzano lo stesso veicolo: il corpo umano. Ed entrambi sono una scuola di volon­tà, una volontà che va fino all'eroi­smo. Ed anche la giustizia sportiva, che è esercitata in certe specialità dal cronometro e dall’ufficiale di gara, trova nel teatro un corrispettivo termine di valutazione: l'applauso. Ed entrambi sono giudizi inflessibili.

    Così, al termine di una pro­va atletica ben riuscita o di una felice rappresentazione teatrale, l’atleta o, e l’attore sono più forti, più sani, me­glio equilibrati e possono gri­dare: vivo.

    Non è retorica.

    Potrebbe essere, se fosse stato detto da uno sportivo qualsiasi. Acquista in­vece il valore di verità, perché viene anche da Barrault, uno dei più grandi interpreti drammatici, un personaggio della storia del teatro.

    ATLETICA E ARTI FIGURATIVE

    Nell’arte figurativa atletica balza subito agli occhi di noi tutta una miriade d’immagini, in marmo o in bronzo o in mosaico o in affresco o in grafito prodot­te da una prodigiosa fucina che ha impresso a tutte le figure e le scene proporzioni, linee, movenze, atteg­giamenti di nobiltà, di forza, di agi­lità, di bellezza.

    L’atletica è l’officina, è la scuola che insegna a formare in carne e ossa, attraverso la pale­stra, attraverso gli studi d'arte. La vera madre e maestra: la Grecia vicina alla divinità Giove Olimpico, anzi, a sua im­magine e somiglianza. Allora aveva nome: Olimpia. Qui, Giove Olimpico presiede nel suo tempio, nel suo stadio, nei suoi giochi, alle fal­de stesse del suo monte, assistito dai figli Apollo e Minerva.

    Nella statua di Giove di Fidia, purtroppo perduta, noi abbiamo la personificazione della suprema potenza.

    Siamo nel tempo aureo della Gre­cia di Milziade e di Pericle.

    E, a proposito della statua di Fidia, nel Museo Nazionale di Napo­li, eccelle la statua del Doriforo, la più completa e migliore esegui­ta replica di un originale bronzeo tra i più celebri del mondo antico. Trattasi del Doriforo, policletèo, dell'atleta possente raffigurato in at­to di marciare, impugnando trion­falmente l'asta, come emblema di vittoria. I caratteri peculiari del grande scultore greco sono egregia­mente conservati in questa bella re­plica, sia nell’impostazione e nel­l'equilibrio della ponderazione, sia nel saldo rendimento delle possenti masse muscolari.

    Una visione affascinante dei giochi atletici ce la consentono le scenografie, in mosaico, scoperte ne­gli scavi di Piazza Armerina. Così i mosaici gettano un vero fascio di luce su usi e costumi, sulle gare e spetta­coli sportivi della tarda età greco ­romana. E l'arte, ancora una volta, trae dai giochi atletici i motivi di figure e di scene.

    E, a proposito di fa­sci di luce archeologica, i ritrova­menti di Piazza Armerina sono nettamente superati da quelli della necropoli etrusca presso Tar­quinia, nella Tomba delle Olimpiadi e in quella degli Auguri.

    Il visitatore, che entra, trova un discobolo perfetto nelle movenze, pronto per il lancio dell’attrezzo, una gara di corsa pedestre vinta con molto umo­rismo dal più anziano dei tre competitori; fra il discobolo e i corrido­ri, un atleta in procinto di eseguire un salto.

    L'abilità disegnativa con la quale i numerosi protagonisti sono legati al ritmo imposto dall'avvenimento, la loro viva partecipazione alla sce­na e lo squisito cromatismo, per dare corpo al sicuro disegno, avvince l'osservatore e s’impongono alla sua ammirazione, in ogni particolare del­la scena. E altro nobile esempio di sapienza costrutti­va e di capacità stilistica, atto a do­cumentare le eleva possibilità del pittore, è nella figu­ra del discobolo con il suo per­fetto equilibrio compositivo che elimina un eventuale tentativo di definire i meriti del pittore con generiche espressioni d’ingenuo, fresco, popo­laresco.

    Ora, per ambientare il lettore sulle opinioni, in merito all'asserzio­ne che l'arte è figlia dell’atletica, esaminiamo la tecnica e lo stile del lancio del disco. La sua figura ci dà non il lanciatore classico statuario di Mirone, nella posa di partenza per il lancio. Ci dà il discobolo in piena azione (un’azione dinamica che per ragioni tecniche non è ripe­tibile nel marmo) quale solo su su­perficie può essere espressa. La ca­ratteristica dell'azione affrescata non sembra quella del lancio da fermo, su cui, in genere, si presup­pone formulato l'esercizio di stile prettamente ellenico, stando a una delle immagini di Filostrato. Qui, viene spontanea l'idea che ci si trovi di fronte a un tipo di lancio mo­derno, quello con il giro in peda­na, quale si applica ai nostri giorni. Con quella girata di gambe e brac­cia che moltiplica potenza e impul­so. La figura appare quasi in corsa. Il braccio sinistro, in piena prospet­tiva (in precisa evidenza anatomica lo sviluppo dell'avambraccio e del bicipite) mira all'equilibrio e al mol­leggio del corpo. Il braccio destro, di scorcio e meno in evidenza, rico­vera dietro l'avambraccio e sotto il gomito, il disco, di diametro supe­riore a quello attuale. Busto magro, stretto in cinta, spalle in apparenza non late e torace non pettoruto per­ché di profilo e perché il pittore, im­pressionista e verista, ha voluto va­lorizzare l'azione propulsiva e quasi aggressiva delle braccia. Oltre a ciò ha insistito sulla potenza dei glutei e delle gambe, insistenza specifica della pittura etrusca, buona metà della quale, purtroppo, è scomparsa per la corrosione dell'intonaco, men­tre, ai fini di perfezionare l’interpretazione, prezioso sarebbe ri­sultato il controllo della dinamica degli arti inferiori al completo. Co­munque, il movimento, così come fissato, suggerisce più la girata che la pressione di un piede a terra per un compassato lancio da fermo. Notevole è anche il volto: fornito di un’eminenza nasale a grande sviluppo, conveniente all’inspirazio­ne di una vera tromba d'aria che è quanto occorre a una respirazione profonda e voluminosa, condizione essenziale per un prestante sviluppo somatico-atletico dell'individuo e per un temperamento agonistico genero­so. L'occhio bene aperto, vivace, fisso a un limite propostosi che dovreb­be essere quello del successo. Fronte di media altezza in linea con il naso, mascella ampia e mento volitivo; orecchio grande e quindi molto re­cettivo. Cranio in apparenza dolico­cefalo. Ciuffo di capelli sulla fronte, quasi a suggello dell’intraprendenza e del dinamismo che spira da tutto il corpo. Corpo di un longilineo asciutto, vigoroso, vibrante.

    Ora, quanto descritto conferma che anche in Italia l’atletica è stata punto di partenza e motivo principale per le creazioni dell'arte e di un'arte autoctona del più alto pregio, indipendentemente per nascita e per reazione all'influsso greco, al gusto diffuso, all'indirizzo prevalente. Ciò quale reazione a una inerte acquiescenza imitativa, conformista, facilona, a portata di mano di una qualsiasi produzione domestica, incapace di concorrenza e destinata a perire nella miseria. E ciò in relazione a un genio italico, a una sapienza italica, quale acutamente G.B. Vico sostiene nel suo « De antiquissima Italorum sapientia ».

    Sulla civiltà etrusca passò spietata la distruzione di Roma che cancellò perfino la lingua.

    Occorreva superare l'anno 1000, perché l'arte risorgesse, in particolare quella figurativa e, comunque, ciò consentì il perfezionamento del disegno ornamentale e di originali stili architettonici.

    I bagliori dell'arte e dell’atletica si annunciano, qua e là, nei Comuni. È Medioevo. Per le lettere e la poesia si sono avuti Dante, Petrarca, Boccaccio. Ai primordi del 1400; è ancora Medioevo; dotti profughi di Bisanzio e di Atene cominciano a riconoscere le rovine di Roma e balza alla luce una statua, che è di atleta, di guerriero e di santo: la statua di San Giorgio di Cappadocia, opera del fiorentino Donatello.

    Esplose il Rinascimento, in tutto lo splendore del vigore toscano e della maestà di Roma cattolica.

    Ecco il ritorno delle palestre ginniche, umanistiche: modello quella di Vittorino da Feltre alla Corte dei Gonzaga. Avremo la statuaria e la pittura formidabilmente eleganti di Michelangelo, di Leonardo (atleta fortissimo egli stesso), di Cellini, di Raffaello, fino al Bernini e agli altri insigni insuperati maestri; fino al Caravaggio, che al disegno accoppia il nuovissimo segreto della luce da lui scoperto, e via via Tiziano, Tintoretto.

    Atletica statuaria: i David di Verrocchio, di Donatello, di Michelangelo, di Bernini. In essi è la storia di un’evoluzione educativa e formativa, da cavalleresca e guerriera a umanistica.

    L’arte e l’atletica nelle competizioni di Olimpia e in quelle del Circo Massimo.

    Allo sguardo di chiunque, quadri e statue asseriscono che l'arte è figlia dell’atletica e l’atletica molto deve e dovrà all'arte, perché da essa viene colto ed eternato nell'attimo fuggente più bello: l'atto atletico, agonistico, che altrimenti andrebbe perduto.

    Effettivamente, l'arte e l’atletica formano un connubio ideale.

    Alla fine dell'Ottocento e nei primi del Novecento, l'avvento del futurismo portò pittori e scultori ad affrontare il tema del dinamismo plastico: tra questi troviamo Umberto Boccioni con l’atleta/ai blocchi di partenza per una corsa veloce.

    Altri atleti nell'arte si ritrovano nella prima metà del Novecento, quando i regimi totalitari fecero dello sport e dell’atletica uno strumento di propaganda. È in questo periodo che si trovano importanti documenti realizzati da grandi cineasti relativi alle grandi manifestazioni sportive (come i Giochi olimpici di Berlino 1936, Olympia) o alle attività dell'Opera nazionale balilla e dei gruppi universitari fascisti, oltre alle innumerevoli opere fotografiche e disegni che andavano ad illustrare le locandine dell'epoca.

    Così si è pervenuti alla fotografia arti­stica, anche istantanea, con lo stu­dio e i ritrovati tecnici e personali nel riprendere svolgimenti di gare e atleti in azione e proprio nell'inse­gnamento della cinematica si è svi­luppata e perfezionata la cinemato­grafia.

    Anche nella storia del cinema, non legata alla propaganda politica, si ritrovano esempi di film incentrati sulla figura dell'atleta: nel film muto Tuo per sempre (College) del settembre 1927, diretto da James W. Horne, l'attore Buster Keaton veste i panni di uno studente che cerca di conquistare la ragazza di cui è innamorato attraverso improbabili imprese sportive, tra cui diverse, imbarazzanti, prove di atletica leggera. E di atletica leggera sono le pellicole:

    • Un americano a Oxford, regia di Jack Conway (1938).
    • Pelle di rame, regia di Michael Curtiz (1951).
    • Cammina, non correre, regia di Charles Walters (1966).
    • Gioventù, amore e rabbia, regia di Tony Richardson (1962).
    • Jericho Mile, regia di Michael Mann (1979).
    • Running, regia di Steven Hilliard Stern (1979).
    • Momenti di gloria, regia di Hugh Hudson (1981).
    • Gli anni spezzati, regia di Peter Weir (1981).
    • Due donne in gara, regia di Robert Towne (1982).
    • Running Brave, regia di D.S. Everett (1983).
    • 16 giorni di gloria, regia di Bud Greenspan (1986).
    • Un ragazzo di Calabria, regia di Luigi Comencini (1987).
    • Marathon, regia di Terence Young (1988).
    • Prefontaine, regia di Steve James (1997).
    • Without Limits, regia di Robert Towne (1998).
    • L'atleta: Abebe Bikila (Atletu), regia di Davev Frankel (2009).
    • Il sogno del maratoneta, regia di Leone Pompucci (2012).
    • Bhaag Milkka Bhaag, regia di Rakeysh OmpraKash Mehra (2013).

    Sono eretti anche monumenti a ricordare atleti che hanno lasciato un segno nella storia dell'atletica leggera. Ne è un esempio, il monumento eretto nel 1999 a Donec’k e dedicato all'astista Serhij Bukka, già detentore del record del mondo nel salto con l'asta.

    Raffaello Ducceschi, ex marciatore olimpico, dopo il suo ritiro dalla carriera di atleta si è dedicato all'arte, producendo, tra le altre cose, dipinti raffiguranti le diverse specialità dell'atletica leggera.

    Nasce del dicembre 1979 a Palermo, Sport film festival.

    All’inizio una rassegna non competitiva, in seguito, dalla terza edizione 1981, diviene un vero e proprio festival internazionale del cinema sportivo e attribuisce il premio Paladino d'oro. È divisa in due sezioni: lungometraggi e cortometraggi. Fra i vincitori: Luigi Comencini (1987) e dal 2008 è premiato anche il miglior film a tema paralimpico (Paralympic Film Festival).

    Del 2012 Il sogno del maratoneta, una miniserie televisiva italiana in due puntate.

    La fiction racconta la storia romanzata del leggendario Dorando Pietri, qui interpretato da Luigi Lo Cascio, atleta italiano vincitore (poi squalificato) della maratona alle Olimpiadi di Londra del 1908. È stata trasmessa in prima visione da Rai uno 18 e 19 marzo 2012. È stata nominata al 26° «Festival internazionale dei programmi audiovisivi» (FIPA) di Biarritz del gennaio 2013 nelle categorie Fiction e Compétition.

    Quindi, fin dall'età cavernicola, l'interesse e l'entusiasmo per lo sforzo trion­fante inducevano e inducono l’uomo, ricco di fantasia a ripetere scene o fi­gure di attività atletica, tracciandole sulle pareti delle rocce o ne­gli interni. Ciò valse e vale a educare rudi mani, a volgerle morbide e fedeli nel disegno oppure nell’uso dei mezzi tecnologici; ad abituare gli occhi e la memo­ria, a fotografare interiormente le immagini e a riprodurle con un’esattezza e un verismo che hanno del sorprendente.

    Ogni figura isolata, ogni sce­na sono una narrazione di qualche fatto di atletica, sono una testimonianza per oggi e domani.

    Comunque, l’atletica valse a suggerire l'arte primigenia e con es­sa i segni tangibili dell'astrazione, del trasferimento oggettivo, i rudi­menti della scrittura. L'ambizione, le gesta, la gloria dell'atleta furono e, re­stano tuttora, soddisfatte, esaltate e tramandate nell'arte.

    L'arte è nell’atletica e l’atletica è nell'arte.

    È arte l’atletica stessa.

    Sono nate insieme e vivono insieme e si perpetuano.

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